Beni Culturali Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico per il Polo Museale della città di Roma

Sala 17 - Manieristi

Sala 8

Sala 8 - volta

 

La sala fa parte dell'antica palazzina Sforza, ampliata dal marchese Paolo nel 1583 per farne una residenza di città adeguata al prestigio della famiglia. Baldassarre Croce e il Pomarancio sono gli autori del soffitto di impronta manierista raffigurante le Storie di Giuseppe ebreo. Agli angoli campeggiano gli stemmi dei cardinali Sforza, caratterizzati dal leone rampante.
La sala è dedicata ai Manieristi della seconda metà del Cinquecento.
Nella Deposizione di Cristo dalla croce, Jacopino del Conte stacca le figure dal fondo scuro deformandole nella dolorosa contemplazione del Cristo morto di matrice michelangiolesca.
Al misterioso Maestro della Madonna Manchester è attribuito il Compianto su Cristo morto, nel quale il nordico seguace del Buonarroti ha eseguito una trascrizione pittorica della Pietà vaticana.
Jacob de Backer, nel suo Cristo morto sorretto da un angelo, ha approfondito a sua volta la lezione michelangiolesca appresa durante il soggiorno romano tra il 1557 e il 1560.
Le opere di Rutilio Manetti, La decapitazione di San Paolo, e di Ventura Salimbeni, La Crocifissione di Pietro, entrambe commissionate a inizio Seicento dalla famiglia Chigi, testimoniano il graduale interessamento dei pittori senesi per il realismo e la luce di Caravaggio.
In sala sono esposti due dipinti di El Greco, L'adorazione dei pastori e Il battesimo di Cristo, entrambi bozzetti caratterizzati da una guizzante e visionaria resa di cromie dalle tonalità fredde e argentee.
La tela raffigurante un Convito in riva a un lago è riferita al Mastelletta; ammiratore di Parmigianino, ne interpretò l'eleganza formale con figure lievi e affusolate, inserite in paesaggi fantastici.
Luca Cambiaso è autore di Venere che piange la morte di Adone, dipinto databile agli anni settanta del Cinquecento per l'influsso di modelli veneti, in particolare del Veronese.
Il lezioso gusto fiorentino di fine Cinquecento è pienamente espresso da Jacopo Zucchi nel Bagno di Betsabea, opera che fu per lungo ritenuta dispersa nei bombardamenti del 1944 all'ambasciata italiana di Berlino.
Jan Metsys, figlio e allievo di Quentin, è autore della Giuditta con la testa di Oloferne, tavola in cui si nota la sua profonda conoscenza della pittura italiana.
Nell'Orazione di Cristo nell'orto Marcello Venusti rappresenta Gesù in due diversi momenti, a sinistra mentre prega e a destra nell'atto di rivolgersi agli apostoli.
Il dipinto raffigurante Diana e le ninfe sorprese da Atteone è copia di altissima qualità di Joseph Heintz il Vecchio. Atteone è rappresentato con le corna di cervo, sul punto di essere sbranato dai cani per aver sorpreso Diana e le ninfe mentre si bagnavano.
Di anonimo pittore fiammingo è Diana e Callisto, episodio tratto dalle Metamorfosi di Ovidio in cui la dea scopre la gravidanza di Callisto ad opera di Giove.
A Michelangelo guarda infine Girolamo Muziano nel suo San Girolamo penitente, con echi nordici nella resa del paesaggio nel quale si riconosce Ponte Nomentano.

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pagina creata il 26/01/2009, ultima modifica 12/07/2013